31.05.2025

Logopedia o neuropsicomotricità? Cosa cambia davvero e quando serve l’una o l’altra

Quando un genitore nota che qualcosa nello sviluppo del proprio bambino non va “come dovrebbe”, il primo passo è spesso quello più difficile: capire a chi rivolgersi.

Ti è stato consigliato un percorso, ma tra logopedia, neuropsicomotricità, psicologia… ti sembra tutto un po’ confuso?
Niente paura: in questo articolo ti aiutiamo a fare chiarezza, in modo semplice e concreto.

LOGOPEDIA: quando serve?

il logopedista per bambini si occupa principalmente di linguaggio e comunicazione.
Un logopedista lavora su:

  • ritardi di linguaggio (parole che non arrivano o arrivano tardi)
  • disturbi di pronuncia (es. “r” che diventa “l” o “s” interdentale)
  • disfluenze (balbuzie)
  • difficoltà di comprensione verbale
  • deglutizione disfunzionale (ciuccio, biberon oltre i 3 anni, alimentazione atipica)
  • difficoltà di lettura e scrittura (soprattutto nei DSA)

Segnale da osservare:

Es. A 3 anni il bambino non parla ancora in frasi;
A 4 anni è difficile da capire per chi non è un familiare.

NEUROPSICOMOTRICITÀ: quando serve?

Il terapista della neuropsicomotricità (TNPEE) si occupa di sviluppo motorio, percettivo, relazionale ed emotivo nei primi anni di vita (0–6/7 anni), con focus su:

  • ritardi nello sviluppo motorio globale (cammina tardi, goffaggine)
  • motricità fine immatura (difficoltà con le mani, nella prensione, nei disegni)
  • difficoltà di coordinazione o lateralizzazione
  • ipercinesia o ipoattività (bambini troppo “agitati” o troppo passivi)
  • ritardi di sviluppo globale o difficoltà nella relazione (autismo, sindromi, disagio emotivo)
  • comportamenti disorganizzati (non regge la frustrazione, fatica a gestire lo spazio)

Segnale da osservare:

Per es. A 4-5 anni fatica a stare seduto, a disegnare, a usare le forbici, o si muove in modo scoordinato

Ma ci può essere sovrapposizione?

Sì, ed è normalissimo.

Spesso logopedisti e TNPEE lavorano in sinergia, perché un ritardo nel linguaggio può essere legato a difficoltà motorie, relazionali o percettive, e viceversa.

Esempio pratico:
Un bambino che non parla molto a 3 anni potrebbe avere anche un impaccio nella coordinazione fine o difficoltà relazionali → in questo caso, è utile prima un inquadramento neuropsicomotorio, poi l’eventuale intervento logopedico.

Cosa fare se non sai da dove partire?

Parla con un professionista dell’età evolutiva (anche un educatore/psicomotricista/lopedista): ti aiuterà a orientarti.
Richiedi un primo colloquio multidisciplinare: nei nostri centri, ad esempio, il primo passo è sempre una valutazione condivisa tra figure diverse.

Hai dubbi sul percorso più adatto a tuo figlio?

Ti offriamo un primo incontro di orientamento, in cui analizziamo insieme il profilo di tuo figlio, i segnali che osservi e, se necessario, costruiamo un percorso su misura per lui.

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